{"id":12296,"date":"2024-08-10T08:33:53","date_gmt":"2024-08-10T13:33:53","guid":{"rendered":"https:\/\/padovainfoto.it\/?page_id=12296"},"modified":"2024-10-13T08:51:14","modified_gmt":"2024-10-13T13:51:14","slug":"i-miracoli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/padovainfoto.it\/index.php\/i-miracoli\/","title":{"rendered":"I Miracoli di San Leopoldo"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"12296\" class=\"elementor elementor-12296\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-cd41df1 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"cd41df1\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-7e05ba2\" data-id=\"7e05ba2\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b492e0a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b492e0a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Tra le centinaia di miracoli attribuiti alla sua intercessione, ecco i tre miracoli riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa per la glorificazione di padre Leopoldo. <\/strong><strong style=\"font-size: 14px; color: var( --e-global-color-secondary );\">Si tratta delle guarigioni prodigiose di Elsa Raimondi, Paolo Castelli ed Elisa Ponzolotto.<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-e885b66 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"e885b66\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6d0fc3d\" data-id=\"6d0fc3d\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f74e893 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f74e893\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<ul><li><strong>Elsa Raimondi nacque il 30 giugno 1922 a Cavazzana di Lusia (Rovigo). Il 6 giugno 1944, all\u2019et\u00e0 di 22 anni, fu operata di appendicite ed ernia inguinale all\u2019ospedale di Lendinara. Persistendo la febbre e aumentando i dolori, il 16 aprile 1946, venne sottoposta a un nuovo intervento. Solamente esplorativo, per\u00f2, dal momento che venne riscontrata la presenza di una grave forma di peritonite tubercolare. Fu dimessa con prognosi infausta. Insomma, vi erano poche speranze. A casa era costretta alla totale immobilit\u00e0, dal momento che sveniva al solo tentativo di alzarsi a sedere sul letto. Il parroco del paese, le parl\u00f2 di padre Leopoldo (che era morto da quattro anni) e la esort\u00f2 a pregarlo. Il 30 luglio, assieme\u00a0ad altre persone,\u00a0essa cominci\u00f2 a recitare la novena al cappuccino, pregandolo di intercedere presso la Madonna del Pilastrello del vicino santuario di Lendinara. Al termine della novena, la Raimondi afferm\u00f2 di aver visto padre Leopoldo il quale, alla domanda se sarebbe guarita il 12 settembre (Giornata del malato, nell&#8217;ambito degli annuali festeggiamenti del santuario), rispose: \u00abS\u00ec, s\u00ec, s\u00ec!\u00bb. Nonostante sofferenze indicibili, arriv\u00f2 fino a quel giorno e volle essere portata, con gli altri ammalati, al santuario. Il medico che assisteva i malati, la fece riportare subito a casa, temendo per la sua vita. Verso sera, la Raimondi sent\u00ec dentro di s\u00e9 una voce che le ordinava con insistenza di scendere dal letto. Subito esegu\u00ec l\u2019ordine e, in piedi, pot\u00e9 dire ai presenti: \u00abNon ho pi\u00f9 male, non ho pi\u00f9 male: sono guarita! Avete visto, padre Leopoldo?\u00bb Proprio in quel momento arriv\u00f2 il medico che rimase interdetto; decise di visitarla subito e, con sua grande meraviglia, ne riscontr\u00f2 la guarigione clinica. Elsa Raimondi volle andare subito in chiesa a ringraziare il Signore, la Madonna e padre Leopoldo, che le aveva ottenuto la guarigione. Lo fece, accompagnata da diversa gente. La giovane miracolata preg\u00f2 a lungo, inginocchiata davanti al tabernacolo e poi, sempre a piedi, torn\u00f2 a casa. Era veramente guarita, e non accus\u00f2 pi\u00f9 disturbo alcuno. In segno di riconoscenza consacr\u00f2 la sua vita ad assistere i piccoli orfani raccolti nella \u00abPiccola casa di padre Leopoldo\u00bb, a Rovigo. Mor\u00ec nel 1997, al termine di una vita caritatevole e operosa.<\/strong><\/li><li><strong>Paolo Castelli di Pagnano di Merate (Lecco), nato il 2 marzo 1902, la mattina della domenica 4 marzo 1962, stava tornando da messa, quando fu assalito da forti dolori al ventre. Il medico accorso giudic\u00f2 subito grave il caso e mand\u00f2 il Castelli immediatamente all\u2019ospedale di Merate dove, sospettando si trattasse di una caso di perforazione gastrica, fu deciso di operarlo d\u2019urgenza. I medici, dr. Bonanomi e dr. Della Rocca, si accorsero che non si trattava di quanto avevano supposto, ma purtroppo di \u00abtrombosi nel territorio della mesenterica superiore con esteso infarto dell\u2019intestino tenue\u00bb: gran parte dei visceri erano interessati da necrosi. Sospesero l\u2019intervento. Impotenti di fronte a un male tanto devastante, richiusero il ventre del paziente e spiegarono ai parenti che la sorte dell\u2019ammalato era inesorabilmente segnata. La sera stessa, il parroco gli amministr\u00f2 il sacramento degli infermi. Maria Brivio, da tempo devota di padre Leopoldo, prima che iniziasse l\u2019intervento chirurgico aveva appuntato una medaglietta raffigurante padre Leopoldo sulla maglia del marito. Poi si era ritirata in cappella a pregare, continuando a farlo tutti quei giorni, sicura di venire esaudita. La quarta notte del ricovero ospedaliero, dopo aver invitato il marito a tentar di dormire (non ci era mai riuscito dopo l\u2019operazione), essa recit\u00f2 per lui dodici Padre nostro. Non li aveva ancora terminati quando suo marito, in preda a una violenta crisi, cominci\u00f2 a gridare: \u00abSto male, sto male, muoio!\u00bb. Nel cuore della notte, accese la luce e lo vide tutto sudato e pallido a morte. Lo aiut\u00f2 a mettersi con le gambe penzoloni dal letto, mentre gli asciugava il sudore. Il paziente continuava ad agitarsi: \u00abMuoio, muoio: tu non sai quanto male ho\u00bb. Con gli occhi rovesciati all\u2019indietro, mentre emetteva un rantolo, si rovesci\u00f2 sul letto. La moglie esclam\u00f2: \u00abSignore, sia fatta la tua volont\u00e0!\u00bb. Nel medesimo istante Paolo Castelli cominci\u00f2 a gridare: \u00abSono guarito, sono guarito: non ho pi\u00f9 niente!\u00bb. Pass\u00f2 il resto della notte tranquillo, conversando con la moglie. Il mattino seguente i medici ne constatarono la guarigione, e il 9 marzo cessarono tutte le cure. Fu tenuto in osservazione ancora alcuni giorni e poi rimandato a casa, dove riprese la dura vita di lavoro dei campi. Oggi l\u2019ospedale di Merate (Lecco) \u2013 \u00abOspedale san Leopoldo Mandi\u0107\u00bb \u2013 \u00e8 dedicato proprio al frate cappuccino, per la cui intercessione Paolo Castelli ottenne la guarigione miracolosa.<\/strong><\/li><li><strong>Elisabetta Ponzolotto, Trentina di Ronchi di Ala, dove nacque a il 20 agosto 1925, aveva 52 anni quando venne ricoverata all\u2019ospedale di Ala. Era il 15 marzo 1977 e, al suo ingresso, si parl\u00f2 di influenza cardiopatica. La mattina del 24 marzo, avvert\u00ec un dolore acutissimo al piede sinistro. Non pot\u00e9 pi\u00f9 muoversi e dovettero portarla a letto. I dolori continuarono ad aumentare e, in breve, la gamba \u2013 che gi\u00e0 le creava problemi al camminare \u2013 divenne gonfia e bluastra sino al ginocchio. La sofferenza era cos\u00ec atroce che la paziente, con i lamenti, recava disturbo agli altri degenti. Dovettero sistemarla in una stanzetta da sola, con una infermiera sempre accanto. I medici le diagnosticarono una \u00abischemia postembolica dell\u2019arto inferiore sinistro in soggetto cardiopatico con valvulopatia mitralica fibrillante\u00bb. Il quadro clinico non cambi\u00f2 nonostante cure energiche; and\u00f2 anzi peggiorando nei tre giorni seguenti, sino alla comparsa di un processo di cancrena alle dita del piede. La situazione era grave e la paziente in pericolo di vita. Il 27 marzo, verso mezzogiorno, i medici curanti decisero l\u2019immediata amputazione della gamba, molto sopra il ginocchio. La signora Ponzolotto, per\u00f2, si oppose e disse che non avrebbe accettato l\u2019intervento sino al mattino seguente. Racconter\u00e0, pi\u00f9 avanti: \u00abQuando i medici mi dissero che per salvarmi dovevo sottopormi all\u2019amputazione della gamba, risposi che per il momento non accettavo l\u2019intervento perch\u00e9 aspettavo la risposta di un mio \u201cconfidente\u201d, e intendevo il beato padre Leopoldo. Intensificai la preghiera al beato tenendo sempre la sua immagine con la reliquia sulla gamba dolorante. Mi affidai completamente a padre Leopoldo con la massima fiducia, anzi con la certezza di essere esaudita. Ripetevo continuamente: \u201cPadre Leopoldo, aiutami, aiutami\u201d\u00bb. Il dr. Albino Kuel, di guardia in quella notte, raccont\u00f2: \u00abRicordo di essere stato chiamato pi\u00f9 volte perch\u00e9 le condizioni della Ponzolotto continuavano a peggiorare. Verso le ore 23, visitai la paziente notando con preoccupazione l\u2019aggravarsi della sintomatologia: il dolore si faceva sempre pi\u00f9 acuto, tanto che la poveretta mordeva le coperte, la gamba sempre pi\u00f9 fredda e cianotica&#8230; Verso le ore 1.30, venni chiamato di nuovo. Di fronte alla situazione sempre pi\u00f9 grave, tentai di somministrare analgesici in infusione continua in fleboclisi, ma senza risultato. La paziente dava l\u2019impressione di essere in uno stato preagonico, pur essendo pienamente lucida\u00bb. La stessa Ponzolotto raccont\u00f2 cosa accadde: \u00abMentre l\u2019infermiera era uscita ed ero sola nella camera, seduta sul letto e appoggiata ai cuscini, vidi entrare un frate cappuccino, piccolo, con la barba bianca. Lo riconobbi subito: era padre Leopoldo. Mi guardava e sorrideva. Fece il giro del letto, guard\u00f2 la gamba e disse: \u201cSo che soffri molto e che dovrai sopportare tanto male, ma la gamba sar\u00e0 salva\u201d. Io risposi: \u201cTutto questo lo accetto volentieri pur di aver salva la gamba\u201d. Sorrise e camminando lentamente usc\u00ec dalla porta. Scoppiai in lacrime. Il dolore alla gamba scomparve, sentii che si riscaldava e che potevo muoverla. Mi addormentai. Erano quattro giorni che non dormivo nemmeno un momento. Arrivata l\u2019infermiera, rimase stupefatta al trovarmi tranquilla. Guard\u00f2 la gamba e la trov\u00f2 rosea come l\u2019altra e riscaldata. Le raccontai che avevo visto padre Leopoldo ed essa, commossa, mi disse di ringraziare Dio e padre Leopoldo che mi aveva ottenuto la salvezza\u00bb. Continua la testimonianza del dr. Kuel: \u00abLa mattina, alle ore 6, mi svegliai, meravigliandomi perch\u00e9 non ero stato pi\u00f9 chiamato per la Ponzolotto. Mi recai subito alla sua stanza per vedere cosa era successo, disposto a sentirmi dire che era deceduta. Invece, trovai la paziente con aspetto tranquillo. Visitai l\u2019arto ammalato e, con mia meraviglia, constatai che aveva riacquistato il colorito e la temperatura normali, non procurando pi\u00f9 alcun dolore alla paziente, segno evidente di rivascolarizzazione spontanea e completa\u00bb. Altri medici, compresi quelli che il giorno precedente avevano disposto l\u2019amputazione, svolsero controlli e verifiche, ma non far altro che constatare la guarigione inspiegabile. Dimessa, la signora Ponzolotto ritorn\u00f2 a casa riprendendo i lavori domestici.<\/strong><\/li><\/ul>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-6fd56b9 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"6fd56b9\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-7d757ab\" data-id=\"7d757ab\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2c40d82 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2c40d82\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Ci sono altre testimonianze di persone malate che, a seguito delle apparizioni dall\u2019aldil\u00e0 di San Leopoldo Mandic, sono definitivamente guarite, tra queste ricordiamo:<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-81288a6 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"81288a6\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2dcc409\" data-id=\"2dcc409\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d8f2b51 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d8f2b51\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>La guarigione di Teresa Pezzo<\/strong><\/p><ul><li><strong>Era il 22 ottobre 1946 quando Teresa Pezzo da tempo affetta da gravi disturbi al fegato, dopo aver tentato varie cure, venne sottoposta ad un complicatissimo intervento chirurgico di oltre tre ore. Dopo parecchi giorni, la donna si rec\u00f2 a Bovolone presso lo zio Arciprete, monsignor Bartolomeo Pezzo, ma dopo un periodo di apparenti miglioramenti, purtroppo i dolori si ripresentarono e la febbre sal\u00ec a quaranta gradi. Teresa ricorda che stava malissimo, non poteva reggersi in piedi e neppure parlare, stava peggio di prima dell\u2019intervento chirurgico. Dietro esortazione di un padre cappuccino, di passaggio da Bovolone, la donna inizi\u00f2 la novena di Padre Leopoldo e pose una sua reliquia sulla parte ammalata. A mezzanotte apparve Padre Leopoldo che, avanzando verso il letto della donna, inizi\u00f2 a dialogare con Teresa e le pose una mano sulla spalla. Il \u201cpiccolo grande Confessore\u201d esort\u00f2 la donna a recarsi in Chiesa alle 8 di mattina per ascoltare la Santa Messa e per recitare una corona di Gloria Patri. La donna, al risveglio, credette di aver sognato ma era perfettamente guarita: i dolori al fegato erano completamente scomparsi, come pure i dolori alla gamba e al braccio. Era pure cessata la febbre. Il fatto suscit\u00f2 nel paese una grande impressione, ma a questa prima apparizione ne segu\u00ec un\u2019altra, durante la quale Padre Leopoldo Mandic le raccomand\u00f2 di pregare.<\/strong><\/li><\/ul><p><strong>La guarigione di Alberto Bedin<\/strong><\/p><ul><li><strong>Durante la guerra 1915-18 fu colpito alla colonna vertebrale riportando danni permanenti che lo costrinsero a rimanere a letto paralizzato per molti anni. <\/strong><strong>Padre Leopoldo conosceva Alberto e la sua infermit\u00e0 e prima di morire gli mand\u00f2 un bigliettino, invitandolo ad aver fede, perch\u00e9 avrebbe camminato ancora. Alberto, fiducioso nella parola di Padre Leopoldo, attendeva il compimento della promessa e intanto sopportava i suoi mali e pregava. La sera del 7 novembre 1946, mentre era ricoverato in ospedale e attorno al suo letto si trovavano alcuni infermieri dell&#8217;ospedale, il Bedin sent\u00ec dentro di s\u00e9 come una voce che gli diceva: \u00abAlzati e cammina\u00bb; poi un brivido profondo lo scosse tutto. Balz\u00f2 in piedi, fece i primi passi e poi incominci\u00f2 a correre per stanza e a gridare dalla gioia per la sua strepitosa guarigione.<\/strong><\/li><\/ul>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le centinaia di miracoli attribuiti alla sua intercessione, ecco i tre miracoli riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa per la glorificazione di padre Leopoldo. 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